Kronic - The enemy within (01/07)
Ad alimentare il progetto Code si prodigano due menti pensanti dei pomp rockers Grand Illusion, vale a dire il chitarrista Ola af Trampe e il bassista/tastierista Anders Rydholm, coadiuvati dal singer dei Jay Grandon Sherwood Ball e, come ospite di lusso, dal drummer Gregg Bissonette, tutti uniti nel nome di un AOR ultra pompato che dai Grand Illusion riprende l’attitudine a sviluppare sonorità ariose ma che da essi si distacca in virtù di un approccio più heavy in senso lato.
In effetti le chitarre che spingono la title-track che apre il lavoro sono dinamiche e decise ma rimane comunque la grande vena melodica che domina e che esplode in un ritornello altamente coinvolgente. Tra cesellature a là Toto e squarci musicali tipici del melodic rock scandinavo, “Sign Up For Love” ha tutti i numeri per rappresentare degnamente come singolo l’album, mentre “Home Away From Home” appare fortemente ispirata da quel capolavoro che è stato l’ultimo album di Mike Slamer.
“In the shadow” si sviluppa mostrando l’anima hard accennata in apertura di recensione e ad essa segue l’attesa prima ballad del lotto, una “How Do We Stay In Love” che funge da ideale cordone ombelicale tra i Code e i Grand Illusion e che ricorda non poco i tipici lenti di Michael Bolton. Un calo ispirativo piuttosto brusco arriva con “My Time”, mid tempo a là Giant, ma ben poco entusiasmante se paragonato i brani che lo hanno preceduto; funziona meglio “Alive”, sempre sulle coordinate dei Giant, ma più incisiva e dinamica e che prosegue sulla stessa linea nella successiva “Uninvited Guest”.
Mid tempo tutto sommato ordinario quello di “How Can I Change The World”, fatta eccezione per il ritornello senz’altro riuscito (ancora una volta il signor Bolton fa proseliti), ma le sorti si rialzano vistosamente con “Flying High”, splendida canzone particolarmente ricercata negli arrangiamenti che ricordano non poco Mecca e Pride Of Lions. I livelli qualitativi si mantengono elevati anche nella conclusiva “Sworn To Silence”, tra Journey e Survivor, la quale chiude un esordio che avrebbe potuto fare un botto micidiale se non fosse stato per una parte centrale a fasi alterne. Però, averne di debutti così…
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